“Negli ultimi giorni, tre femminicidi: si rinnovano un dolore e un’angoscia che non sembrano avere mai fine. Abbiamo condiviso il ddl governativo del 7 marzo, ma non basta: occorre riconoscere la matrice culturale di questi orrendi delitti, che sono espressioni di una cultura patriarcale ancora diffusissima e capillare nella nostra società”.
È quanto hanno dichiarato la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, e la responsabile nazionale centri di ascolto Uil mobbing e stalking, Alessandra Menelao.
“L’inasprimento delle pene non è prevenzione. Purtroppo, la loro efficacia come deterrente sarà molto limitata. Se vogliamo occuparci di tutte quelle donne ancora vive - hanno proseguito le due sindacaliste - preservare la loro esistenza, la loro libertà e il loro diritto all’autodeterminazione, è proprio sulla cultura che dobbiamo lavorare: dalle scuole alle famiglie, dalla formazione alle forze dell’ordine, dalla magistratura alla rappresentazione della donna nei media.
Servono un approccio sistemico, competenze e fondi: se il governo davvero vuole sradicare la piaga dei femminicidi - hanno sottolineato Veronese e Menelao -deve investire risorse. Che il cambiamento culturale sia un processo lento e faticoso non può essere un alibi per continuare a non fare, deve essere - hanno concluso Veronese e Menelao - la motivazione per non perdere neanche un giorno di più“.
Roma, 2 aprile 2025