AUDIZIONE - MANOVRA DI BILANCIO  - UIL
UIL: Misure concrete su investimenti e crescita
governo_large.jpg
09/11/2018  | Sindacato.  

 

 

MANOVRA DI BILANCIO 2019

 

AUDIZIONE PRESSO LE COMMISSIONI BILANCIO RIUNITE DELLA

CAMERA DEI DEPUTATI E DEL SENATO DELLA REPUBBLICA 

 

DOCUMENTO DI OSSERVAZIONI DELLA SEGRETERIA CONFEDERALE UIL

 

9 novembre 2018

 

La manovra di Bilancio varata dal Governo scommette la sua credibilità sul fattore della crescita, sfida questa condivisibile.

 

La UIL non è mai stata a favore di politiche di austerity, ma ha sempre sostenuto politiche espansive, a patto però che le risorse andassero a sostenere gli investimenti pubblici e la riduzione del carico fiscale su lavoro e pensioni in modo tale da rimettere in moto i consumi interni e produrre buona e duratura occupazione.

 

Ma non bastano affermazioni generiche circa gli investimenti e la crescita: servono misure concrete che, ad oggi, stentiamo a trovare nella manovra di Bilancio.

E senza investimenti vi è il rischio concreto che possa crollare l’intero impianto della manovra e a pagarne le conseguenze saranno sempre i soliti noti: lavoratrici e lavoratori dipendenti e pensionati.

 

A nostro avviso, le misure prese non sono sufficienti a garantire il percorso di crescita coerente con gli obiettivi di finanza pubblica.

 

Gli ultimi dati dell’ISTAT sull’andamento della nostra economia fanno sentire più di qualche scricchiolio: dopo lo stallo del PIL nel terzo trimestre, continuano a sommarsi indicatori sia qualitativi che quantitativi, che fanno pensare ad una frenata dell’economia nei prossimi mesi.

E le previsioni economiche d’autunno di ieri della Commissione Europeadipingono uno scenario d’insieme critico per il nostro Paese: la crescita ci sarà, ma sarà molto più lenta di quanto previsto dal Governo, mentre il “deterioramento” dei conti sarà più marcato.

 

Quanto al merito delle regole di Bilancio crediamo che esse, quando ci sono, vadano sempre rispettate, così come vanno  rispettate le esigenze di crescita del Paese e per questo diciamo che le regole devono essere cambiate in Europa e con l’Europa, per evitare che le sanzioni abbiano conseguenze sui cittadini in termini di maggiori oneri per i mutui, minori servizi dovuti ai maggiori interessi pagati sul debito pubblico e minor credito per le imprese.

 

Sulla manovra di Bilancio insieme a CGIL e CISL, abbiamo elaborato un documento unitario con le nostre priorità, che vi abbiamo inviato.

Questo ci permette di fare alcune riflessioni di merito sulla manovra.

 

Bene avere disinnescato le cosiddette clausole di salvaguardia, seppur solo per l’anno prossimo, in quanto gli aumenti delle aliquote dell’IVA sono una misura regressiva perché drenano gli incrementi dei consumi interni e, soprattutto, hanno un impatto fortemente negativo per i redditi più bassi.

 

In continuità con le precedenti, anche questa manovra ha la caratteristica di essere di stampo espansivo.

Ma come le precedenti non coglie appieno le priorità del Paese: un fisco più leggero per salari e pensioni, una strategia complessiva per gli investimenti pubblici.

 

Come UIL siamo contrari alle molteplici misure di condono contenute nel Decreto Fiscale, a partire da quelle sulle imposte e sui contributi previdenziali evasi.

 

Tra l’altro il Decreto Fiscale interviene su adempimenti e procedure in materia di Iva, rispetto alle quali evidenziamo la necessità che la semplificazione o per meglio dire la riduzione degli adempimenti non indebolisca ulteriormente l’efficacia del sistema dei controlli fiscali, il cui basso livello di deterrenza rappresenta una delle cause principali di alimento dell’evasione.

 

Il condono fiscale, oltrechè sbagliato culturalmente, è uno schiaffo in faccia a chi vive con redditi da lavoro dipendente e pensione, che compiono il loro dovere di contribuenti pagando regolarmente le tasse alla fonte.

L’ennesimo condono fiscale non aiuta a combattere la piaga dell’evasione ed elusione fiscale che ammonta ogni anno ad oltre 111 miliardi di euro, in quanto si ingenera il concetto che evadere si può, tanto prima o dopo arriva sempre un condono.

 

Riteniamo doverosa una svolta politica per aggredire la piaga dell’evasione, che offende la nostra democrazia, per rendere più equo il nostro sistema fiscale.

 

Chiediamo di prestare molta attenzione all’aumento dell’accisa per i sigari, in quanto si corre il rischio che un significativo aumento dei prezzi al consumatore possa avere una ricaduta negativa sul livello occupazionale delle due manifatture italiane di Lucca e Cava dé Tirreni. 

 

E’ necessaria una semplificazione fiscale, che non può, però, essere sinonimo di deregolamentazione.

 

Pertanto sono opportune misure volte a semplificare il sistema fiscale, ma le innovazioni devono essere in grado di tutelare maggiormente i contribuenti ed aumentare i livelli di compliance senza minare l’attività di contrasto dell’evasione.

 

Un punto molto critico è l’assenza di provvedimenti volti ad alleggerire il peso delle imposte e tasse per lavoratori e pensionati.

L’azzeramento delle risorse da destinare al fondo per la riduzione della pressione fiscale, contenuto nella nota di aggiornamento al DEF 2018 e la destinazione alla sola copertura di bilancio delle future risorse derivanti dal recupero dell’evasione e dal condono, di fatto determineranno che non vi sarà alcuna riduzione fiscale sui redditi da lavoro dipendente e da pensione.

 

Mentre per i redditi da lavoro indipendente viene previsto un trattamento privilegiato, con l’introduzione della flat tax al 15% fino a 65 mila euro per tutte le imposte (IRPEF, IRAP, IVA ecc.), a fronte di una aliquota minima del 23% (fino a 15 mila euro) e del 41% (per i redditi fino a 55 mila euro) per i redditi da lavoro dipendente e da pensione.

Come UIL non siamo favorevoli all’introduzione della FLAX TAX, perché, non solo, si introduce il concetto di “tassa piatta” al posto di un sistema fiscale basato sulla progressività, ma anche perché dietro le “partite IVA” spesso si nasconde il lavoro subordinato.

 

Occorre fare molta attenzione alla rimozione del blocco della leva fiscale per Enti Locali e Regioni, dopo tre anni di congelamento, perché come è avvenuto in passato, potrebbe portare ad un aumento della pressione fiscale sui salari e pensioni.

Infatti una moltitudine di Comuni e tutte le Regioni hanno ampi margini di manovra sulle proprie imposte e tasse.

 

Come UIL, proprio in occasione dell’audizione sul Documento di economia e Finanze (DEF 2018) ad Aprile scorso, avevamo sostenuto come fosse importante mantenere il blocco delle aliquote e lavorare parallelamente per riprendere il cammino interrotto e completare il sistema della finanza locale, nel quadro più complessivo del riordino fiscale nazionale.

 

In particolare sulla tassazione immobiliare, venendo meno il concetto di “tassa sui servizi”, va semplificato il meccanismo riunendo in un’unica imposta l’IMU  e la TASI.

Occorre completare la revisione dei criteri che regolano i valori catastali che non dovrà significare maggiori prelievi ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo sugli immobili.

 

Per le Addizionali Regionali e Comunali IRPEF è indispensabile rivedere il principio e la base imponibile trasformandole da imposta a sovraimposta, cioè calcolando l’importo per Regioni e Comuni sull’IRPEF dovuta e non sull’intero imponibile fiscale.

In questo modo verrebbe garantito il principio costituzionale della progressività del prelievo e le detrazioni per la produzione del reddito (NO TAX AREA).

 

La riduzione dell’IRES per le aziende che reinvestono gli utili e/o aumentano la base occupazionale è di per sé condivisibile, se non fosse che, all’aumento della base occupazionale concorrano anche le assunzioni a tempo determinato, vanificando così il concetto di contrasto al lavoro precario introdotto con il Decreto Dignità.

 

Chiediamo, pertanto, al Parlamento di intervenire su questo punto modificando la norma e riducendo le tasse solo a chi aumenta la base occupazionale con contratti a tempo indeterminato, magari aumentando l’intensità di aiuto per le imprese ubicate nel Mezzogiorno.

 

Al contempo chiediamo norme per abbassare gradualmente il cuneo fiscale sul lavoro a tempo indeterminato per renderlo più conveniente rispetto ai contratti a termine.

 

Il Lavoro, i giovani e la “questione industriale” sono i grandi assenti nella manovra.

 

Si destruttura il piano di impresa 4.0.

 

Le politiche di sviluppo industriale nel nostro Paese sono state caratterizzate da un’assenza di una visione d’insieme, da una grande frammentazione e da un eccessivo numero di incentivi non sempre finalizzati alla ricapitalizzazione delle imprese.

 

Sarebbe opportuno rilanciare un complessivo piano di politica industriale che valorizzi le missioni strategiche per il Paese contenute nella Strategia di Specializzazione Intelligente e su di esse investire.

 

Crediamo che occorra intervenire anche attraverso un nuovo modello di Governance delle politiche industriali e di sviluppo in grado di coordinare i vari soggetti coinvolti a partire dalle Regioni e dalla Cassa Depositi e Prestiti e che veda un coinvolgimento effettivo delle parti sociali.

 

Chiediamo al Parlamento di ripristinare le risorse per dare continuità al piano di impresa 4.0, in particolare sia gli incentivi  per la riqualificazione del personale e per la formazione di nuove competenze digitali, sia per l’ammodernamento e la digitalizzazione dei siti produttivi.

La misura del "voucher manager" può rappresentare un primissimo passo per coinvolgere le micro e piccole imprese nei processi di digitalizzazione ed innovazione, ma sconta il fatto di non coinvolgere direttamente  i lavoratori di tali imprese nei processi di innovazione. 

 

Non convince la rimodulazione verso il basso delle agevolazioni per il credito di imposta ricerca che valgono un taglio di 300 milioni, che invece sarebbe necessario prorogare al 2021.

Rimarchiamo l’importanza fondamentale per la crescita e lo sviluppo degli investimenti in ricerca e innovazione, in quanto siamo fanalino di coda in Europa per tali investimenti.

 

Da questo punto di vista vi è la necessità di potenziare le risorse nazionali, accanto a quelle europee, un reale coordinamento istituzionale di tutto il sistema pubblico di ricerca e sviluppo, sviluppare sinergie tra tutti i soggetti impegnati nelle tre fondamentali reti di ricerca (ricerca privata, delle imprese, ricerca pubblica, degli enti di ricerca e delle Università).

 

Inoltre l’abrogazione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica), non favorisce il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese, che è il grande problema dell’attuale assetto delle attività produttive italiane ed un freno alla concessione di finanziamenti da parte degli istituti di credito.

 

Quanto al cuore della manovra rappresentato dal Reddito di Cittadinanza e dai provvedimenti sulle pensioni sono stati appostati solo gli stanziamenti.

Per poter esprimere un giudizio di merito occorrerà leggere bene e nel dettaglio i testi dei relativi provvedimenti.

 

“Quota 100” può essere la base per aprire un dialogo con il Governo sulle pensioni, ma non può essere esaustiva e non può andare a scapito delle categorie meritevoli di tutela individuate per usufruire dell’APE Social, gli usuranti, le donne.

 

A proposito di giovani occorre prevedere interventi mirati per garantire l’adeguatezza delle future pensioni.

 

Sempre a proposito di quota 100, non vorremmo trovarci di fronte all’ennesima differenziazione tra dipendenti pubblici e privati per quel che attiene le finestre di accesso al beneficio ed un ulteriore rinvio della erogazione del TFS, che già oggi si riceve dopo due anni dal pensionamento e per il quale chiediamo vengano applicate le stesse modalità di erogazione del settore private.

 

Inoltre, consideriamo che, 41 anni siano più che sufficienti per accedere al pensionamento a prescindere dall’età.

 

Va assicurata la piena rivalutazione di tutte le pensioni, così come stabilito dall’attuale normativa ed istituito un paniere ad hoc per misurare le spese dei pensionati ed estendere il meccanismo della 14° mensilità ai pensionati.

 

Consideriamo insufficienti le risorse destinate alla costituzione del Fondo per il reddito di cittadinanza per la complessità dell’intero sistema finalizzato all’inserimento lavorativo.

Così come  descritto nel testo della manovra, il reddito di cittadinanza non ingloba il REI, ma lo va a sostituire e le risorse già stanziate per il REI per gli anni 2019/2020, vengono ridotte e destinate al reddito di cittadinanza.

 

Relativamente alla sanità riteniamo che il nostro Servizio Sanitario Nazionale avrebbe meritato una scelta finanziaria più incisiva già nell’immediato: la manovra conferma infatti per il 2019 lo stesso livello di risorse programmato dal precedente Governo e solo per il 2020 e 2021 è  previsto un incremento che riteniamo comunque insufficiente e questo rischia di compromettere l’esigibilità del diritto alla salute da parte dei cittadini che, ancora oggi viene erogato in modo differente nel territorio italiano.  

 

E’ stato previsto un finanziamento di 50 milioni di euro per contrastare le liste di attesa, sicuramente un primo passo, ma non sufficiente a coprire i bisogni.

Inoltre, non c'è alcun riferimento al superamento del super ticket,da noi sempre richiesto con insistenza perché trattasi di una tassa iniqua che aggrava pesantemente i bilanci delle famiglie, in particolare di quelle meno abbienti.

 

Riguardo alle politiche a sostegno della famiglia non sono previste risorse aggiuntive per il Fondo famiglia in favore della natalità, maternità e paternità.

Riteniamo ancora più grave l’assoluta mancanza di proroga o strutturalità del congedo obbligatorio per i padri, valido quindi solo per il 2018.

 

Nella manovra mancano stanziamenti in riferimento ai fondi per la disabilità, la non autosufficienza ed il sostegno al “Dopo di noi” per il triennio 2019-2021, nonostante nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza fosse previsto l’incremento di tali fondi, misure di agevolazione fiscale ed il potenziamento dell’assistenza sanitaria domiciliare.

 

Passando alle misure previste nei confronti dei dipendenti pubblici, constatiamo, purtroppo, l’insufficienza delle risorse stanziate ai fini dell’apertura dei tavoli di rinnovo dei contratti in scadenza il prossimo dicembre.

 

Difatti, come si evince dalla relazione tecnica gli incrementi stipendiali si riducono a soli 310 milioni di euro per il 2019 ed a 500 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020-2021.

 

Queste cifre non permettono ancora di sedersi al tavolo di trattativa per firmare un degno adeguamento salariale.

 

Sul fronte assunzioni, diversamente, valutiamo positivamente l’impegno di aprire finalmente le porte delle istituzioni pubbliche all’ingresso di nuova forza lavoro.

 

Ribadiamo, tuttavia, l’esigenza che ciò non si limiti strettamente al turn over atto a coprire le uscite in quiescenza dell’anno corrente, ma che miri invece ad un piano straordinario di assunzioni che rimedi ai dieci anni di blocco del turn over ed al conseguente invecchiamento della popolazione lavorativa.

 

Ancora una volta la Pubblica Amministrazione continua ad essere oggetto di tagli lineari che si ripercuotono sempre più sulla comunità, quando invece sarebbe più che opportuno in un momento di crisi economica, come quello che stiamo vivendo, investire nel sistema pubblico per rilanciare il benessere collettivo.

 

Segnaliamo l’esigenza di garantire investimenti nel sistema dell’istruzione per innalzare la qualità dell’offerta formativa che garantisca il diritto all’istruzione ed alla conoscenza su tutto il territorio nazionale.

 

Lascia perplessiil ridimensionamento delle ore destinate ai percorsi dell’alternanza scuola-lavoro.

Che vi fosse la necessità di fare un tagliando sulla qualità dell’alternanza è condivisibile, ma che si agisca soltanto riducendo le ore senza affrontare i nodi di fondo non ci trova concordi.

 

Valutiamo, invece, positivamente gli stanziamenti ai centri per l’impiego, ma il finanziamento previsto solo per il biennio 2019-2020, seppur di 1 miliardo l’anno, rischia di non dare le necessarie garanzie di continuità occupazionale al personale che verrà assunto a seguito di tale finanziamento.

 

Chiediamo, quindi, che il finanziamento abbia una natura strutturale, dando certezza alle misure ipotizzate a partire almeno dal raddoppio degli operatori, la stabilizzazione di tutto il personale precario impiegato nel “sistema” pubblico delle politiche attive, il superamento dei vincoli assunzionali e di spesa nelle Regioni.      

 

Va messo in atto un piano straordinario per la formazione e riqualificazione del personale necessario per dare risposte concrete alle nuove sfide che saranno affidate ai centri per l’impiego, a partire dall’implementazione di sportelli dedicati al sistema delle imprese ed alla messa in rete con i servizi sociali comunali, che devono essere comunque potenziati per gestire la multidimensionalità dei bisogni del welfare locale.

 

Importanti saranno anche gli investimenti da destinare alla creazione del sistema informativo unico che permetta di creare una rete tra i soggetti che a vario titolo operano nel sistema delle politiche attive nel nostro Paese. 

 

Inoltre a distanza di tre anni dalla emanazione del Dlgs 150 del 2015, di riforma le politiche attive del lavoro, che fu immaginato ad invarianza di spesa, oggi si rendono necessari investimenti strutturali in risorse umane, finanziarie e strumentali all’Agenzia Nazionale per le Politiche Attive e del Lavoro (ANPAL), per la gestione di tutte le attività affidate all’Agenzia.

 

Nella manovra non ci sono nuove risorse per gli ammortizzatori sociali, pertanto chiediamo che le misure di flessibilità introdotte temporaneamente con i recenti Decreti vengano rese strutturali e finanziate nel tempo. 

 

Quanto agli investimenti pubblici gli eventi tragici di questi giorni, che hanno comportato gravi perdite di vite umane e conseguenti danni ambientali irreparabili,riportano in primo piano la necessità di intervenire in maniera mirata ed efficace sul problema del dissesto idrogeologico e di mettere in sicurezza il Paese investendo nella prevenzione, considerato che più dell'80% del territorio è considerato fragile da un punto di vista ambientale.

 

A tal fine riteniamo non più differibile l’approvazione della legge sul consumo del suolo affinché si consolidi una politica di tutela del territorio che va dalla rinaturazione fluviale al contrasto dell’abusivismo.

 

Rileviamo come il piano “Invasi”, seppure da noi ritenuto non sufficientemente implementato, non venga rifinanziato, mentre a nostro parere necessita di investimenti considerando che nel nostro Paese abbiamo una dispersione idrica di circa il 40%, con punte del 50% in alcune Regioni.

 

Riteniamo necessario implementare le risorse destinate all’annoso problema dello smaltimento dell’amianto e di rifinanziare e rendere strutturale l’incentivo sia  per la bonifica che per la rimozione, e la previsione di agevolazioni fiscali con una deducibilità integrale per chi effettua bonifiche per la rimozione dell’amianto.

 

Purtroppo la manovra da questo punto di vista per il momento non aiuta, in quanto si procede per l’ennesima volta a tagli lineari della spesa dei Ministeri, compresa la componente della spesa in conto capitale.

 

Infatti, scorrendo le tabelle della relazione tecnica alla manovra di bilancio la spesa in conto capitale tra tagli (820 milioni di euro), e riprogrammazioni (790 milioni di euro), subisce una sforbiciata per 1,6 miliardi di euro a fronte del taglio di 440 milioni di euro alla spesa corrente.

 

Va nella direzione auspicata l’istituzione della centrale per la progettazione delle opere pubbliche istituita, presso l’Agenzia del Demanio, ma a nostro parere occorre anche istituire un fondo nazionale per la progettazione di opere pubbliche nel Mezzogiorno con una dotazione di almeno 500 milioni di euro.

 

Il blocco delle grandi opere pubbliche, rischia, poi, di vanificare ulteriormente la competitività del sistema Paese.

Non si devono mettere in competizione grandi opere infrastrutturali ed infrastrutture secondarie in quanto entrambe sono indispensabili per un efficace sistema di mobilità in tutto il territorio soprattutto al Sud.

 

Ed il Mezzogiorno è l’altro grande assente nella manovra.

 

Nonostante i proclami e le belle intenzioni del Governo, se si esclude l’allargamento della platea della misura “Resto al Sud” e la “doverosa” previsione di rifinanziare l’incentivo assunzioni Sud, tra l’altro con fondi europei, per il Mezzogiorno non c’è altro.

 

A nostro avviso, invece al Sud occorre ben altro iniziando da significativi investimenti per le infrastrutture materiali e immateriali, concentrando le risorse su pochi ma utili progetti mirati allo sviluppo ed alla ripresa economica, anche attraverso il rispetto della “regola del 34%”, ovvero la previsione che almeno il 1/3 della spesa ordinaria in conto capitale sia riservata a questa parte del Paese e che sia estesa a tutta la pubblica amministrazione allargata.

 

Occorre rendere immediatamente operative le ZES con l’emanazione del DPCM sulle semplificazioni, senza intaccare la tutela e la sicurezza sul lavoro e reintrodurre una politica di fiscalità di vantaggio che colmi il GAP produttivo tra le varie aree del Paese, agendo anche sul sistema della fiscalità locale (IRAP, Addizionali Irpef, Bollo Auto, IMU, TARI, TOSAP, ecc.).

 

Chiediamo, poi, di detassare gli utili delle imprese, attraverso l’azzeramento dell’IRES alle imprese, che operano nel Mezzogiorno, che attraverso nuove assunzioni a tempo indeterminato aumentino la loro base occupazionale.

 

Infine, ma non meno importante segnaliamo il taglio di circa 20 milioni di euro su tutto il mondo della “cultura” che di fatto riporta indietro le lancette dell’orologio a sei anni fa vanificando quanto fatto in questi ultimi anni su questo settore.

 

 

Valid XHTML 1.0 Transitional Valid CSS!