
Occorre ricordare che il nuovo Codice appalti recepisce tre Direttive europee costruite sulla trasparenza, la legalità e la lotta alla corruzione, oltre alla chiarezza e correttezza nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Nelle gare d´appalto devono, infatti, vincere la qualità del lavoro e dei materiali utilizzati, la sicurezza, la salvaguardia ambientale, la corretta e puntuale applicazione dei contratti collettivi di lavoro, evitando dumping retributivi e sociali. Allo stesso modo, l´obiettivo deve essere l’azzeramento del lavoro nero, la regolarità nelle gare di affidamento e la semplificazione controllata della burocrazia.
Non solo, come Cgil, Cisl e Uil, abbiamo posto il problema della necessaria riduzione delle stazioni appaltanti, dell´applicazione della clausola sociale concordata con le OO.SS. e dell’eliminazione del massimo ribasso in favore dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Non è vero che il nuovo Codice degli appalti è un «tappo» per lo sviluppo, ma, anzi, l´Anac ha dichiarato che il ricorso alle gare è in continua crescita, semplicemente si richiedono requisiti di correttezza e legalità: evidentemente ci sono tante imprese oneste nel nostro Paese.
Siamo d´altronde contrari all’aumento delle soglie al di sotto delle quali si può procedere con l´affidamento negoziato, vorrebbe dire non controllare la genuinità dell’appalto e soprattutto tagliare le gambe alle Pmi che rappresentano la stragrande maggioranza del nostro sistema industriale e produttivo.
Questi contenuti, frutto anche di un’importante azione sindacale, non riescono ad essere compresi da questo Governo e da quegli imprenditori che hanno fatto delle «scorciatoie» il loro principale modello di rispetto del codice appalti. Bisogna riaffermare con forza il principio secondo il quale le lavoratrici e i lavoratori impiegati negli appalti sono innanzitutto cittadini di questo Paese e meritano quindi giuste tutele e rispetto.
Roma, 06 dicembre 2018